L’età per imparare un’altra lingua (8 anni su WordPress)

Di cui la metà passati prettamente in un silenzio rotto saltuariamente.

*

Da quando vivo nel Nord Europa, ho dimenticato cosa sia l’estate. Mentre vedo foto di amici di scuola di estati calde, qui piove da una settimana e ci sono quindici gradi. Al 5 di luglio. Probabilmente il sogno di sempre, quando le estati a Milano significavano fare quattro docce e sudare appena chiudevo l’acqua.

Qui l’acqua è durissima e servono maschere idratanti, creme, unguenti che manco una sciura da Chanel.

*

Quando i pensieri vanno veloci, faccio il gioco dei se.

La maggior parte delle volte immagino quale sarebbe la cosa peggiore che potrebbe succedere.

Cosa succederebbe se mi si spezzasse il cuore per la 1495739sima volta?

*

Cos’è stata la cosa peggiore successa qui nei primi quattro anni?

Essere confusa rispetto a una serie di cose che non avevano assolutamente senso e mi facevano soffrire, quando avrei solo avuto bisogno di qualcuno che mi dicesse che a un certo punto i pezzi del puzzle si sarebbero incastrati.

Qualcuno che mi dicesse che essere pansessuale va bene e non deve farmi paura. Che il poliamore esiste e vivere lontana da una società bigotta me lo avrebbe fatto vivere senza problemi.

*

“Ci pensi mai a tornare in Italia?”
“Magari quando sarò vecchia.”

Flashback

“Perché non riesci a venire?”

Gli ho detto che mi ricorda un vecchio amico. Gliel’ho detto mentre beviamo un tè che non riesco neanche a finire perché inizia a baciarmi.

Un amico con cui sono stata in qualche hotel di qualche città.

Non gli dico che, mentre lo aspettavo, la riproduzione casuale mi ha mandato la canzone che ho ascoltato in loop quella notte. La notte che non riuscivo a dormire perché sapevo che la stavi finendo.
La notte che mi sono seduta sul pavimento del bagno con le cuffie, incapace di respirare.

Apnea.

“Perché non riesci a venire?”
“Così… Magari sono come te e duro un sacco.”
“Davvero?”
“No, posso venire velocemente.”

Non riesco a dirgli che sei lì, di fronte a me, che piangi perché non sai che cazzo stai facendo. Non lo so neanche io. Sei lì che sorridi quando mi nascondo la faccia sotto le coperte e mi dici che sono tenera.

**

Ho l’odore del suo sapone del suo bagno tra le mani, mentre tiro su col naso perché non riesco a trattenere le lacrime in treno.

Ti ho mandato un messaggio mesi fa, senza risposta.
Un’email, senza risposta.
Ti penso e so che anche tu stai pensando a me, ovunque tu sia.

“Voglio solo scopare, ecco perché non vengo.”
“Quello la prossima volta. Ti faccio vedere io.”

Sorride.
Lo abbraccio.

Ci vediamo al solito posto.

L’angolo di una stazione affollatissima, dove all’orario di punta si riversano le persone che lavorano negli uffici adiacenti.

Ti dico che sei cool.

Quello che intendo è il modo in cui, l’ultimo giorno di gennaio, indossi un cappotto autunnale aperto e senza sciarpa.

Sei anche parecchio bello e non so bene come dirtelo. Finché non me la servi su un piatto d’argento.

“AP, se c’è qualcosa che ti piace e ti vuoi fermare a fare foto, non ti fare problemi.”
“L’unica cosa che mi piace qui sei tu.”

Arrossisci.

Probabilmente non lo penso neanche, ma mi piace flirtare e sento che con te non c’è nessun pericolo di finire in un letto a mangiarci le labbra.

Ti racconto delle persone con cui ho condiviso un letto.

C’è il mio primo ragazzo, o almeno così riassumo Lui.

C’è l’ex un po’ pazzo che tuttora si presenta a casa mia.

C’è quello con cui su due piedi non starei più, ma che mi manca da morire perché era come un migliore amico. Mi manca parlarci e sapere come sta. Mi manca parlargli di tutti miei dubbi esistenziali. E che comunque non ha mai più risposto a nessuno dei miei messaggi.

E poi c’è la persona di cui non parlo mai e faccio ancora fatica a parlare. Mi limito a dire che ci siamo lasciati male.

Tu non chiedi di più. Io non dico di più.

Mi racconti di te.

Poi passeggiamo in silenzio lungo il lago.

E’ da tanto che riesco a stare accanto a qualcuno senza dire nulla.

Ti guardo, sorridi. Mi chiedi cosa c’è.

Ti sto solo guardando. Sei proprio bello.

Questa volta lo dico perché lo penso.

Anche se non succederà mai niente.

Sorridi anche tu.

Continuiamo a starci accanto senza dirci nulla.

Sorprendermi

beautiful bouquet inspiration - inspire | floral arrangements & photography - flower - flowers - eucalyptus - spring - vase - styling - simple - idea - ideas - inspiration - pretty

Sono le 10:24 di un venerdì mattina d’autunno.

Fuori c’è il sole che, al Nord Europa, non è affatto caldo, ma colora tutto con la sua luce.

Sono sveglia da ieri pomeriggio, giovedì alle 18:36.

Lavorare di notte è un’esperienza mistica. Ancora più mistico e l’avere impegni fino alle 15:00 del pomeriggio successivo, facendoti arrivare a circa 24 ore di veglia.

L’estrema carenza di sonno mi fa sentire spesso come se dovessi svenire da un momento all’altro. Ci sono quei momenti in cui tutto diventa buio e penso questa è la volta buona che non mi rialzo. Ogni tanto penso che l’anarchia della vita che conduco mi farà venire un infarto a 35 anni.

Quello che non riesco a pensare e che mi sorprende sempre è ciò che le persone pensano.

C’è stato un momento di un paio di anni fa in cui ero estremamente suicida.

Ero arrivata a delineare tutto un piano d’azione per far sì che nessuno mi trovasse in tempo, che non lasciassi troppo sporco e che potessi gestire la mia morte come se fosse una delle tante altre cose da fare.

Un giorno, quando ero abbastanza soddisfatta del mio piano, una persona mi chiese di sederci per farci una chiacchierata e mi disse: “AmorePlatonico, nelle ultime settimane sei radiosa. Trasmetti un sacco di voglia di vivere!”

Non penso che mi sia ancora ripresa dallo shock di quel momento e ogni tanto ci ripenso. Che sapesse? Che davvero dicesse con leggerezza quelle parole che per tutti sono un semplice complimento, ma per me erano il segno di una falla del piano?

E così, quasi due anni dopo da quel giorno, mi ritrovo qui. Sono sveglia da troppe ore e per stare sveglia, solitamente, passo ore a disegnare.

Uno degli esercizi di una delle mie lezioni di disegno era intitolata: create un’illustrazione buffa con il vostro cuore come protagonista. In pratica bisognava disegnare un fumetto.

Ho fatto il mio. L’ho colorato. L’ho condiviso con la classe.

E poi è arrivata lei, una persona qualsiasi e con cui non avrò mai un rapporto.

“Questo disegno mi mette allegria e mi rende felice”.

Ho disegnato un cuore che non vuole più avere sentimenti. Un cuore spezzato. E mette allegria a qualcuno.

Ora.

Io non lo capisco. Non so se, ogni volta che ricomincio ad avere pensieri suicidi, la vita mi vuole mandare dei segnali. Questo proprio non lo so.

Di sicuro non smetto mai di sorprendermi, come quando un fiore vero sembra finto finché non lo tocchi.

Aggiornarsi

Io e G. non ci vedevamo da quattro mesi.

Ci siamo lasciate piangendo così tanto che la pizza da dieci pounds era più annacquata che altro. Mi ha anche fatto un regalo che, adesso che ci penso, non so che fine abbia fatto nei tre traslochi fatti a partire da giugno.

Ché, come dice Motta, A volte è solo questione di fortuna, ma per traslocare due volte in un mese c’è bisogno di tranquillità.

Non lo so se ho avuto la tranquillità e la lucidità per capire lo sforzo che ho fatto. So che l’ultimo trasloco mi ha affaticata. Soprattutto quando l’ultima borsa me l’ha portata E. e quello è stato l’ultimo giorno che abbiamo fatto l’amore. Ci siamo visti solo un’altra volta dopo quel giorno e poi è finita e il mio cuore è andato, di nuovo, in pezzi.

Ho ancora la foto dell’ultima volta che ha dormito nel mio letto. Non riuscivo a chiudere occhio e volevo immortalare quel momento.

*

E’ incredibile come nessuno si sia accorto che per due mesi ho vissuto in apnea. A me sembra di essere stata in trance. Non ho idea di che cosa sia successo.

So che un giorno mi sono svegliata e gli ultimi due mesi erano come scomparsi dalla mia memoria. Adoro il modo in cui il nostro cervello elimina i traumi.

*

“Da quando te ne sei andata, è venuta un po’ di gente a trovarci.”
“Com’è? Come sta andando?”
“So che Finance ti vuole prendere, ma il tuo capo non ti fa andare.”
“Non mi farebbe mai andare, anche se sarebbe il primo passo per staccarmi da questa vita.”
“Fai le cose con calma.”
“Di sicuro non voglio rovinare i rapporti.”
“Però sono stata così fiera di te. Sei qui da quattro mesi e ti vogliono già offrire un nuovo lavoro…”
“Massì, vedremo!”

Mi sei mancata, G.

Sopravvivenza.

Ho vissuto in tre Stati e passato parecchio tempo in altri due. Sono a mio agio con cinque culture differenti, usanze differenti, sapori differenti.

Eppure non mi sento a casa in nessun luogo.

Ci sono dei giorni in cui la malinconia mi travolge. Il mio medico mi dice che è normale, che sarebbe anormale sentirmi diversamente, eppure il tutto sfocia in questa leggera depressione che mi rende apatica nei confronti della vita.

Ho passato così tanto tempo, così tanti anni a sperare di morire, che non vedo grandi motivi per vivere anche ora che non mi interessa molto neanche della morte.

*

Penso, ogni tanto, che vorrei tornare a un pomeriggio su un letto non mio a piangere disperata e isterica. Ricordi di quando avevo dei sentimenti per qualcuno. Un amico ad abbracciarmi e dirmi che sarebbe andato tutto bene.

Ad anni di distanza, non lo so se sia andato tutto bene.

So che, di sicuro, ho fatto una scelta che mi ha portata a non suicidarmi.

La depressione, però, non è ancora andata via.

Oggi ho messo lo smalto rosso, magari tornerò a provare qualcosa prima o poi.

Continuo a sopravvivere e non riesco più a scrivere.

Giovedì notte

Immagine di aesthetic, idontwannabeyouanymore, and billie

La sveglia puntata tra cinque ore. Otto ore di lavoro. Un paio per preparare tutto. Scappare per il weekend, al momento giusto, neanche ad averlo programmato.

Due anni e mezzo da quando l’ultima persona con cui mi ero aperta mi ha augurato di morire.

Due ore e mezza da quando non riesco a fare altro che piangere.

Due mesi sempre insieme.

Mi hai aiutata a decorare casa, a capire come pronunciare i nomi improponibili che le città hanno qui, ad amare di nuovo.

Mi fai sentire così stupida. Sto  provando a farmi aiutare per tornare a essere una persona con cui sia facile passare del tempo, ché più cresco più diventa difficile avvicinarmi a chiunque. L’abitudine estrema a stare da sola.

Nulla è mai abbastanza.

Io non sono mai abbastanza.