20settebre2017

Ho bisogno di scrivere, scrivere, scrivere. Senza grammatica, senza prendere fiato tra una parola e l’altra, anche se uso la punteggiatura anche quando non respiro.

Prima di partire ho promesso a quattro persone che ce l’avrei fatta a scrivere, a dare un senso a tutte quelle storie che racconto a voce, a quelle frasi che mi escono mentre parlo al telefono e S. si ferma a prendere nota.

Ho bisogno di scrivere, ma per chi? E come?

Non sono una stile Liberato, che il pezzo è fuori da un giorno e ha già un quarto di milione di visualizzazioni. Io mi avvicino di più a un quarto di dieci.

Buffo, questo voler aggiungere aggiungere, fare, avere bisogno di fare. Buffo, prima che non avevo un lavoro e adesso ne ho tre, che provo a incastrare insieme alla palestra, al fare la spesa, pagare l’affitto, continuare ad andare a vedere posti belli e fare ogni tanto festa.

Da quando sono qui ho visto tante cose che non avevo mai visto, mi sono trovata in situazioni in cui mi sarei mai trovata, ho risposto un numero indefinito di volte alla domanda: “Ma se a Milano si sta bene, perché te ne sei andata?” Ho ascoltato altre volte, soprattutto da persone più adulte di me, “hai fatto benissimo ad andartene”.

Tra qualche giorno salgo sull’ennesimo aereo, punti fedeltà per i tagli nel cuore che non si rimarginano mai.

Ho bisogno di scrivere, vedrò come, vedrò dove.

Schermata 2017-09-20 alle 08.56.47

On my way home (= la mia stazione).

 

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